UN LAVORO COLORATO.

Percorso di integrazione sociale attraverso il lavoro.

L’integrazione delle persone con disturbi psichici spesso si scontra con il pregiudizio e la paura, che si autoalimentano allorquando il sistema di riabilitazione prevede spazi di controllo tali da determinare un isolamento del malato e una sempre più costante perdita di ruolo nei confronti della società. Le iniziative di socializzazione, seppur lodevoli, peccano però dell’unicità, spesso riassunte nell’evento di un giorno o di qualche ora.

Il malato fa fatica a recuperare l’autostima e ad autodeterminarsi, fin tanto che gli manca la consapevolezza di poter essere utile alla società; efficace. La capacità di appartenere ad un “gruppo”, sentendosi parte attiva di una”categoria umana” diventa fonte di identificazione per il malato, ancorandolo alla certezza di un ruolo definito.

Questo ruolo è rappresentato dalla mansione che la società ci chiede svolgere in funzione di ciò che noi abbiamo dimostrato di saper fare; il rapporto tra le nostre capacità e la mansione che la società ci riconosce si chiama: lavoro. Il lavoro è lo strumento più forte di identificazione sociale è perciò la strada maestra da percorrere per raggiungere l’integrazione.

In molti istituti di pena si insegna ai detenuti un lavoro per rieducarli al rispetto delle regole e insegnare loro dei valori, costruendo un progetto di reinserimento nel tessuto sociale allorquando terminerà il periodo di pena. Per coloro che hanno disturbi psichiatrici, la possibilità di occupare il tempo in un’attività produttiva diventa una possibilità di vita in alternativa alla “morte” progressiva che deriva dall’isolamento.

Il crollo motivazionale e progettuale al quale le persone affette da disturbi psichici vanno incontro si fonde con una disgregazione del proprio essere e delle proprie certezze che sfocia nella perdita delle risorse personali. La vita nella quotidianità diventa un soddisfacimento dei bisogni primari, lontana da progetti e scenari futuri possibili. Con il lavoro si può dare a queste persone una svolta motivazionale e una speranza reale per il futuro.

Il disturbo psichico in molti casi rappresenta una parentesi nella vita di una persona, e spesso scompare, dopo un periodo di cura, a volte se non scompare basta tenerlo sotto controllo con la giusta terapia e rimane latente senza dimostrare più fenomeni di acutizzazione ma, nonostante ciò, l’idea associata alla malattia mentale e comunque di pericolosità, di incapacità relazionale, di inadeguatezza. Questi pregiudizi fanno sì che spesso queste persone, reduci da una malattia, vengono lasciate da parte a crogiolarsi nella loro convinzione di essere incapaci di riprendere un posto nella società, tanto che loro stesse poi se ne convincono ritagliandosi il ruolo sociale del “pazzo”.

Si può rompere questo cerchio di rassegnazione attraverso il lavoro che pretende da chiunque impegno costante, senso di responsabilità e disciplina ma regala autostima, soddisfazione personale, forza!

La nostra associazione ha elaborato un progetto denominato “un lavoro colorato” che propone un corso per formare figure professionali qualificate pronte per il mercato del lavoro o per l’imprenditoria.

Siamo pronti per esporre la nostra idea a chiunque abbia la volontà di aiutarci a realizzarla. Non occorrono cifre astronomiche (alcune migliaia di euro) e solo parte di questo investimento è destinato alla formazione, la maggior parte è destinato all’acquisto di materiale e attrezzature che permetteranno di produrre beni e quindi reddito, appena finito il momento formativo.

Noi andiamo avanti convinti della validità della nostra idea, speriamo di avere aiuto da coloro che credono nell’integrazione e nella solidarietà, qualsiasi aiuto può farci fare un passo avanti verso la realizzazione di quest’idea che siamo pronti a dettagliare meglio allorquando ci vengano richieste maggiori informazioni.

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